L’erte per invecchiare bene

Notte di San Silvestro 2005. Nevica al rifugio segreto e annevato

L’arte per invecchiare bene

Professoressa:

se avessi avuto l’arte del seduttore non ti vorticherei attorno per farti incespicare e cadermi sulle braccia per baciarti sulla bua e da quel momento a sedici anni restai bambino perché l’ho voluto io. A sessantasei anni tiro ancora pietre nello stagno, perché l’ho voluto io. Scoppio di salute e ho i capelli bianchi e lunghissimi, perché l’ho voluto io. Questo è il mio fermo-immagine: semantico, reminiscente, bizzarro, iperbolico, estroverso, coraggioso, reietto, ribelle, disinvolto, miscredente, dinamico, semiotico, trasgressivo, tosto e convinto caparbio. Questo è Annibale. Perché l’ho voluto io.

Con espressione evoco, mimo, vocalizzo e scrivo di teatro. Studio DIZIONE e costringo i miei dieci sensi alla mia volontà, perché l’ho voluto io. Fumo oltre sessanta sigarette a giorno da trent’anni, ho pochi studi e pochi vizi e non bevo alcolici. E mi sento un Lucifero normale: ho un do di petto baritonale da 10-a fila, un fa da 20-a fila e un si acuto da 40-a fila e lo trovo del tutto naturale, perché l’ho voluto io. Il resto sono parole, nient’altro che parole: recitate, cantate, suonate con l’anima dell’artista mia musa serrastrettese Iolanda Dalidà Gigliotti, universalmente parlando, perché l’ho voluto io, il numero primo.

Sono un instancabile camminatore, rocciatore, esploratore archeologico, impenitente e solitario, gaudente e faccio tutto da solo, e quando ho voglia recito, divago, viaggio gratis, per perdere il tempo, per finirlo a modo mio.

Non sono secondo a nessuno. Con una piccozza in mano e una piroga, ho esplorato il mondo per una volta e mezza, e per completamento mi hanno programmato un viaggio premio nelle agognate isole coralline nei Caraibi e Miami. E per non fare la fine di Sacco e Vanzetti approderò a Cuba o a Guantanamo, vicino alle segrete di Bush. Da Miami all’isola Margarita a braccia aperte mi proteggeranno i miei fans consanguinei e mi chiameranno zio Tom le nipotine farmaciste e giornaliste industriali Pina e Vallì e il medico pediatra sportivo Grey Molinaro. A braccia aperte mi gonfieranno di botte per non essere andato da ragazzo in Venezuela e a Miami a trovarli, e tutto questo perché l’ho voluto io e non dio Baal, che è un’altra cosa. Sono cittadino del mondo, di fede trotzkista, insurrezionalista alla Che Guevara, Simon Bolívar e Bakunin. E chi me lo impedisce, kaputt. Per restare uno spirito libero, autosufficiente e ribelle. Vesto sportivo, non alla moda, mi strofino il naso con le dita perché l’ho voluto io. Mangio poco per il menù limitato ma amo lo stesso le donne: belle, storte, alte, basse, magre, carnose e gnoccone. Perché l’ho voluto io.

Dialogo fantastico con la studentessa universitaria e chitarrata ispiratrice e in linea col copione finzionale teatrale, perché è piena di spunti letterari, coerente, credente, scarta il teorema e così lo conclude: cogito ergo sum, non mi asseconda ma mi frena, mi corregge, mi cazzuola e mi erudisce, mi rimette in sella e ritorno al galoppo nella prateria della Valle dell’Eden e del Gennargentu. E in questa sardella ho trovato il tassello mancante per completare il mosaico, tempio della semplicità, del sorriso e delle emozioni letterarie. Tassello per chiudere il secondo libro e da domani comincio con il terzo libro, che intitolerò l’Arlecchino di Annibale, con spunti anarchici, umanità nuova e teatro. Una miscellanea tra forza spirito e materia, e numeri primi. Veramente io non so come si scrivono i libri, io scrivo pagine sparse da salvare, e a quello ci pensano i miei sgobboni collaboratori.

Adesso sono in pensione per limiti d’età. Ho sempre lavorato come un arabo fenice per la gloria della signora INPS che mi ha castrato a fuoco lento alla valdôtaine. Ma questa valle felice non sa che vive per gli immigrati e gli extracomunitari, ma ancora per poco.

Profeta nella petite patrie, ne ho scritto un capitolo nel mio primo libro uscito nel 2003, e non volevo più tornarci nel mio scrivere quereloso, ma il magistrato di turno trema ancora adesso di fronte alla mafia di montagna. Bastano due consulenti della ditta Arkeos – Perinetti – Caselloni per mandare in tilt il sistema sindacale e la politica del lavoro, con la complicità degli ispettori compiacenti. Tutto va bene per la truppa in questa cesta di terra da cancellare dalla mappa geografica: e questo non è ancora la resa dei conti di diecimila precari a vita. E’ urgente la bomba giudiziaria o la fine del vivere civile del valdostanesimo.

Aosta autoctona muore senza la distribuzione delle prebende, cuccagna dei despoti, vedi Lo schiaffo e il silenzio, che allego da inserire in questo secondo libro al cospetto del politico ex presidente avvocato Louvin di Aosta viva/vive morta.

Detto alla francese: tutto va bene Signora la Marchesa. Va bene solo ai furbi di questa valle felice.

E a petto nudo ho sfidato tempeste a cielo aperto e sottomarine, sviando i dardi e le borsate in testa, e i colpi di balestra delle balestrate diplomate laureate al sevizio del potere autocratico valdostano che non si confronta né con i francesi né con il resto del mondo.

O me ne torno dalle mie soldatesse renitenti perché riflessive al reclutamento per completare quell’esilarante viaggio spaziale con la piroga e l’ammiraglia immaginaria all’esplorazione della scoperta del nuovo pianeta da condividere con le mitologiche Baccanti: Ecuba Elena Salomè Fedra Eva Cassandra Dalidà e la superstite Alba Parietti, amazzone comunista come me, se questo è il meglio del peggio. In verità vi dico, così è se vi pare.

Il futuro del mondo sarà rosa, sempre più rosa, fino all’estinzione dei machi, così mi prendo le sassate anche di questi. Nel futuro del macrocosmo c’è posto solo per le gnoccone: vaporose, nire, bionde, brune, brizzolate, platinate e rosse, manca il verde pisello per acconciarle e pettinarle. Ce n’è per tutti i gusti che l’uomo mammone non ha voluto gustare mai per non sporcarsi la coscienza e per restare casto e psicologicamente castrato da Dio e dai santi e resta pure cieco. E bene gli sta al seduttore meccanico che se ne arriva con una tonnellata di ferraglie chiesta in prestito da uno sconosciuto, con la portiera automatica, si avvicina alle donzelle dice “monta che ti monto sul montante della scala”: Tutta qui l’arte del seduttore moderno. E no! A questo punto l’ape regina in volo la fecondo io, perché io sono uno primo, come Godot, e vengo da Serrastretta, goliardico, diabolico, recluto le maliarde per la messinscena a luci basse e musica reggae durante il sabba indiavolato del fine settimana appagante, servito o gratificato nelle pene d’amore, che da che mondo e mondo è stato così, altrimenti noi non saremmo nati. E muti. Altrimenti kaputt. O me ne torno dalla mia pastore a Triora nel sanremese, la finta strega che mi prepara le pozioni salvifiche per occhiare le sue pecore di notte a cielo aperto. Bigamo destriero, mi commuove – dico – la pecora Dolly: ecco il meticcio, l’esperimento demolisce l’ingegneria genetica e la genesi fenicia della verità relativa per un nuovo tuttuno tra spazio, tempo e quanti di luce elaborato dal nirvana per un altro esperimento. Il licantropo triorese non ha scrupoli di coscienza: le probabilità sono da dieci a dieci. Resto ambiguo nell’esperimento genitoriale del meticcio. Non ho rimorsi: dopo tanti fallimenti di realizzazione, questa volta porterò l’esperimento nella Guyana francese in Venezuela. Perché ho le prove archeologiche e non tollero più i falsi profeti e faraoni e telepreti farisei che predicano l’antropofagia con il vino e il cereale. Un bambino ci crederebbe e questa è violenza e ideologia, e ne risente persino la maschera Pierrot. Siamo a questi livelli non condivisi al resto del mondo. Per quel muro del pianto da duemila anni i popoli sono in guerra eterna. Il resto lo spiegherà l’antitesi e le mille tesi – vedi in sintesi antropologismi genitoriali, digitali, seminali tra uomo e feto, il meticcio e il minotauro.

Ormai che mi ci trovo nella mischia mi organizzo e non chiedo pareri a nessuno, so sbagliare da solo. Ma ho calcolato anche l’errore millesimale per raddrizzare il mondo da questa piaga generazionale convenzionale. Il cromlech è un cerchio celtico cristiano e un guerriero poeta anarchico come me agisce fuori dei cerchi e delle cerchie dei torturatori di profeti, di predicatori umili e ribelli, per detenere il dominio terreno e celeste. La verità è l’esatto contrario della menzogna celata e taciuta nella democritudine.

Il Papa è una povero mortale come noi, e persino i comunisti gli riconoscono l’autorità morale, tra concubinato e potere, necessaria come siamo necessari gli anarchici insurrezionalisti globali per un equilibrio egualitario.

  • Taglia ch’è corto. Avanti un altro. Chi sei? Da dove vieni? Come ti chiami?
  • Signor Mangiabambini, sono voce. Ma non vedi che sono Pinocchio vestito da Babbo Natale e interpreto Arlecchino?
  • Vedo, vedo. Allora sei amico di Pierrot, la mia maschera preferita. Parlami di Pierrot.
  • Sì, sì. Io e Pierrot discendiamo da Roisan, paese delle rose, dove recita Annibale Mangiafuoco e Valeriano Gialli. Con Pierrot andiamo a scuola di teatro. Non so altro di Pierrot. Mi piacerebbe non vederlo con le lacrime negli occhi.
  • Pierrot fa tenerezza anche a me che ho oltre sessanta anni. Bravo bambino burattino. Ti regalo mille monete d’oro per ritornare a studiare teatro.
  • Grazie, grazie, signor Mangiabambini, mi ricorderò. E che Dio te ne renda merito.
  • Ma come fai a saper che mi chiamo Mangiabambini?
  • Semplice. Lo vedi quel colletto bianco vestito di nero? E’ un prete. Che parla peggio del telepredicatore padre Livio di Radio Maria. Predica il dolore, l’aldilà, come se il loro nonno ci fosse stato e gli parlasse dal Paradiso. E salmodiando insegnano ai bambini che i comunisti avete mangiato tutti i bambini. Ma io ti voglio bene, e non credo a queste eresie, perché anche Geppetto mio padre era comunista. E se sono qui nato da un pezzo di legno è grazie all’immaginazione umana e al sentimento delle comuniste maliarde e intelligenti. Vedi: Stalin il cattivo morì religiosamente a letto come un santo, mentre i Kennedy, i buoni, vennero ammazzati anche dalla CIA, perché ultimamente non erano coerenti con il nazionalcapitalismo berlusconista. E forse anche per questo mi piange la maschera universale Pierrot, e piange anche perché l’odierna signora Franca Ciampi, se fosse stata casta e pura come la Madonna di Nazareth, non saremmo a questi livelli masochistici e caritatevoli alla stesso tempo. Nel pieno del benessere ancora oggi bambini come Pinocchio e Pierrot, sporchi e malati, muoiono appena svezzati per l’acqua inquinata e la scarsezza di cibo. Pierrot piange anche perché Cristo si è fermato nell’Africa nera, nel Burundi, in Guatemala, negli USA e in Bosnia, nel resto del mondo accidentato dai potenti lavativi e fetenti, per sputare in bocca a Nietzsche e Gandhi, temuti anche da Hitler e da Churchill.

Nella Columbia University studiano Gramsci e Ortega. Ecco perché Annibale si autoannovera tra il micropensatori contemporanei, perché l’ho voluto io. Pierrot ha smesso di piangere. Per digerire Annibale, bisogna leggerlo. L’ambulanza è arrivata il giorno dopo, e Annibale è morto incarnando la probabilità di abduzione e quello che ne deriva dopo un tale evento. Ne parleranno quattro amici a Serrastretta, due atei e due credenti, sotto la fronda di un castagno multimediale perché secolare, dove si mangia anche la domenica, dal Delfino, al convegno per fare il punto dell’adozionismo francese e il presunto incesto e il concubinato tra uovo, gallina e pesce – gli stereotipi tra l’intruso, il serpente e la mela, o la pera, o l’uva puttanella. E tutto il resto ne è conseguito. Mia madre durante la guerra ridotta a una caciotta come Eva, mi pare di vederla ancora adesso che avevo sei anni: scalza, a spigolare, all’Estrolille, nelle messi sotto il sole cocente. Per procurarmi un pezzo di pane e mandarmi a studiare come gli altri sette figli contadini pasoliniani, svezzati con latte e farina, dolci fatti in casa, soppressate, miele e frutta di bosco. Essendo il penultimo di otto figli non ho potuto studiare abbastanza e non sono cresimato e son felice lo stesso, perché il resto l’ho voluto io.

E la lotta continua tra cultura, lavoro e profitto. E i mangiapreti che vanno a lavorare anche loro alla catena di montaggio o kaputt. Perché il mondo è pieno di parassiti, che fanno comodo solo alle élites del potere. L’uomo nero, come Annibale, è alle porte di Roma. Per una società più ragionevole, scienziata e senza tabù. L’Italia è un paese vecchio e destinato al declino come la Valle d’Aosta, che vive grazie alle forze lavoro e culturali extracomunitarie. L’italiano medio resta convinto che anche i sequestratori, gli scippatori, i trafficanti di armi, droga e organi debbono campare: siamo ben lungi da quella politica logica socialista internazionalista. E per completare il mosaico mi sono pagato da solo nel 1994 all’hotel Billia di Saint-Vincent: al terzo anno di recitazione mi sono diplomato con profitto durante la tempesta del terzo atto di Amleto – to be or not to be – e questo l’ho voluto io. Adesso sono uno, nessuno e centomila, perché l’ho voluto io.

La Commedia Umana è finita con Honoré de Balzac, col Vescovo che pugnalò lo scultore francese per contendersi la piccola Zambinella. Non c’è più niente da fare. Raddoppio per brindare col calice amaro al terzo epitaffio.

Secondo la moda mi candiderò a farmi fare santo dopo Andreotti, De Gasperi e Togliatti. Anzi mi farò cremare, perché gli acari e i vermi si sappiano regolare, per non restare dopo con un palmo di naso. Visto che del maiale non si butta niente, dopo la morte con la mia energia oscura, fatta della stessa sostanza del sogno, sicuramente verrò impiegato per reggere con i muscoli della mente il funzionamento del sistema solare sinergico, per alimentare di gas la macchina del big bang. E anche questo l’ho voluto io, e nessun altro.

Ve lo avevo promesso:

Irto come un giunco

piegato sull’ombra nera

per guardarla negli occhi

e vederla passare, la muerte.

Basta volerlo: nella vita è questione di volontà ferrea. E ricordo Vittorio Alfieri: volli sempre volli, fortissimamente volli. Ed è morto anche lui, vivaddio.

http://www.annibaleanarchico.it

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