Capodanno 2006

Capodanno 2006

e nevica al rifugio Sant’Elisabetta delle vette alpine

Virginia,

i corvi neri del capitalismo italo-svizzero-europeo stanno attaccando i villaggi dell’Africa nera. Hanno avvelenato l’acqua degli stagni e dei pozzi. Presto, sferza i cavalli e colpisci con la spada i loro cavalli. Con la carrozza spiazza i disarcionati sciacalli della Caritas, la FAO e la Croce Rossa, tre istituzioni queste ricche di banconote da destinare alle popolazioni sottosviluppate. E noi facciamo la colletta e tiriamo la cinghia per mantenere a questi figli… del benessere il folklore turistico illiberale e le macchine blu e del corpo diplomatico e le mutande firmate anche alla signora Franca e Irene Pivetti. Dov’è quel galantuomo di Prodi Buttiglione Ciampi Rutelli, i Califfi dell’Italia bancarottiera, e incantatori di serpenti? Avanti, avanti, Virg, colpisci a destra e sinistra, o Mosca o morte, se l’è cercata questo vecchio continente.

Perdio, dov’è la vittoria degli schiavi di Roma ?? Fermare il terrorismo religioso e quello di Stato, la vittoria dei popoli è all’apice della battaglia da vincere, dietro quelle nuvole di polvere ci sono le Amazzoni, le prime comuniste, e le Baccanti del 2006 corse in nostro aiuto e per seppellire questo migliaio di morti necessari né per il re né per la regina.

Ti prego Virg, implora gli dei o non ce la faccio più: mi si è spezzata la spada dell’Africano. Ce ne sono rimasti ancora tre da finire, quelli delle tre B. b. B.

Vir, da questa parte, colpire di fianco e a destra, schierarsi a tre quarti a sinistra.

Cavalleresse, prendete il comando anarchico alla Bakunin e di Malatesta, che è meglio un giorno da cavalleresse che cento da badanti ai somari.

Vir! Indietro! Lasciamo che ci rincorrano. Presto, schierarsi a forma di ferro di cavallo. E tu Vir, coraggio, vagli incontro a petto nudo, pensa ai simboli complessi e al libro dei Numeri, e fermali col crocifisso in mano, già che ci credi.

Annibale li disarciona meglio da questa parte per gonfiarli di pugni. Ci pensa Sirio, con la proboscide li avviticchia per portarli vivi alla terra promessa ed al Sinedrio al cospetto di tutti. Ci penserà Bertinotti o Dio per il colpo di grazia. O a furor di popolo dobbiamo noi sporcarci le mani come i vecchi tempi partigiani, o non c’è più niente da fare.

E la lotta continua, contro le morti di civili e di innocenti che numerosi cadono nei teatri di guerre inutili. E le folle delle anime cristiane hanno oscurato il sole e il cielo è saturo di questi morti prematuri. E per noi peccatori c’è solo spazio al cimitero degli inferi. Sbalorditi gli extraterrestri di questo tuffo nel vuoto del cosmo.

http://www.annibaleanarchico.it

 

LA RISPOSTA DI VIRGINIA

Carissimo Annibale,

Io pensavo che per il giorno di Capodanno mi riservassi pensieri più ottimistici. Mi sorprendi sempre, ma in questi ideali ritengo ci siano eccessi, concetti da moderare…

Sai che non concordo col tuo anticlericalismo esasperato, gli ideali allungano la loro Diagonale in versanti estremi, se non teniamo le redini. Approvo le tue preoccupazioni per l’Africa, io amo infinitamente questo continente, ma non sono le associazioni umanitarie responsabili delle sue tragedie, o delle derive in cui nascono le guerre civili che stanno bloccando le economie già asfittiche di questi popoli. Senza dimenticare emergenze e problemi d’ogni genere. L’Africa, specie da quando, a partire dal XVI° secolo, ha subito la sopraffazione del colonialismo Europeo – tratta degli schiavi compreso – non è più riuscita a risollevarsi, nonostante le sue enormi potenzialità economiche, le grandi risorse di materie prime, le attrattive paesaggistiche, riserve di fauna… Come vedi, la sorte di questo meraviglioso continente mi sta a cuore, ma è necessario uno spirito di collaborazione che metta al bando la polemica, la quale non ha mai sfornato pane in grado di debellare la fame… Penso che la solidarietà, il discorso propositivo, possano agire invece laddove le divergenze rallentano il corso del recupero. Io sono anche del parere che gli aiuti umanitari non risolveranno mai i problemi più gravi dell’Africa, e cioè la fame e la mancanza d’istruzione, se l’Occidente non deciderà interventi risolutivi e mirati, guidando dall’esterno l’economia di quei governi che non sanno adottare strategie degne delle loro contingenze. Sostegno amministrativo – non politico – e finanziario, fino a quando questi stati non saranno in grado di camminare con le loro scarpe e amministrare con le loro tasche… L’istruzione, a mio parere, è un elemento che incide moltissimo nell’attuale assetto della società africana, ne frena l’iniziativa in ogni settore dell’economia, soprattutto nel settore dei servizi. L’ignoranza è una fame particolare, che miete le sue vittime, in silenzio, e finché non si riuscirà a eliminare una delle più gravi epidemie di questo continente, sarà difficile pensare in grande; ogni intervento anzi sarà temporaneo e velleitario. L’occidente si è portato nel terzo millennio la vergogna del problema Africa, e non sembra finita.

Saluti. Virginia

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