Ballata con le stelle

BALLATA CON LE STELLE

La potenza creatrice smisurata e sublime di una passionaria nell’evanescenza in grado di raccontare la storia fantastica di un mondo già da tempo visitato dagli alieni detentori della macchina gravitazionale che in piena levitazione bivàcchiano al di là del fiume. Tracce e immagini avvistate nella radura della Valle del Castagno dell’Estro-lille che portano al ricetto nascosto tra le edere, il noce e le querce, e al neo-RISTORANTE del teatro Brezia dei fratelli Maruca. È qui la magia del quadrato mosaico circolare e il cono d’ombra e i ritiri serali delle streghe, dei folletti e degli elfi indiavolati e amati e ammaliati dalle sirene che ne vogliono uno per capello. Li circondano nella canoa per farli navigare nell’intimità dell’antro di una perla dell’aragosta, tuberosa, sensitiva, mimetica, come le ventose della piovra solo per quella notte marinara. All’alba faranno la fine del partner della vedova nera, se non riescono a riempire di acqua un bacile sfondato. Un rito abbreviato che solo Ulisse può raccontarci. Ma queste fascinose sirene non sapevano che Ariels, noto spirito dell’aria nella Tempesta di Shakespeare prediceva il futuro alla pari degli elfi,  e a tempesta finita tornava al suo ducato vesuviano. Quindi non più corpo ma immagine tra le immagini di streghe belle e spensierate, queste bàgiue addirittura qualcuno sostiene di averle viste ballare col diavolo dopo il ritorno dai boschi nella Cabotina tra le edere dei cinque mulini cariche di fasci di erbe officinali, magiche per la medicina popolare e accusate che di notte incontravano il diavolo per fare con quei laidi caproni cose che non si possono dire. Erano finte streghe: troppo spinte vamp all’esibirsi di frenetici SABBA.

La casa delle libertà, che di libertà c’è rimasta solo la casa, e la caccia alle streghe, perché hanno quattr’occhi, una vista doppia non si può accettare – da parte della Chiesa, dei relativi giudici e dei renatiani. Venivano impiccate con la corda della loro innocenza, in mano ai carcerieri iscritti al libro paga dei vescovi e degli inquisitori, a danno ancora oggi di chi non è praticante e sa leggere e scrivere su Internet, a dir loro perché le donne devono restare pecore posizionate e non andare a bere l’aperitivo nel celebre Parco Pingitore o nella Valle del Castagno nella rolla attorno al fuoco a cielo aperto nelle notti di luna piena. E vanno in biblioteca in motorino, per leggere quei libracci sull’Inquisizione e navigare su Internet per riguardarsi la notte di Halloween e lo spettacolo scenico pitagorico con lo sfondo di Capo Colonna e lo Zomero, simboli di richiamo culturale e turistico con le tre streghe del recitante Annibale in primo piano nella scena durante lo spettacolo forte del Macbeth di Shakespeare. Il molleggiato è arrivato anche qui per rompere le palle a tu per tu con il recinto sacro, adornato di numerosi lauri rossi, oleandri e ginestre e a iosa asparagi selvatici e colori femminili, il giallo dei girasoli e le mimose belle anche di notte. Per una normale lezione di psicologia comparata alla psicanalisi freudiana, condita per un Finale di partita beckettiano nel paese delle mostarde, delle soppressate, dei funghi e del miele di giurranda di castagno. Questo menu commuove l’autore del frammentario copione ellenico mentre si rotola con gli elfi nella valle dell’eden dell’infanzia sognando canoe e madonne per navigare nell’intimità dell’antro blu oltremare, come immaginato dalla mia tenera Virginia della Sardegna con le sue risorse interiori che hanno un diverso assetto biologico del mio. Dipende come tutte le donne dai cicli lunari che determinano le stagioni e la vita con delle punte un po’ più alte e un po’ più scure e il tocco in relazione con se stesse. E io bruco nelle alghe periferiche dei meandri dei mari, necessarie per la dilatazione dei sensi, e non so niente di tutto il resto della dimensione umanistica perché assorto a correggere il testo teatrale. E paf! la torta in faccia! Se sono fiori il bene sconfiggerà il male del tempo maturo.

Bizzarra la Maria delle uova d’oro, divertita con Nicoletta rompono le uova per la torta del compleanno di Pier Gallo sotto il cielo della Valle del Castagno. Come nello spettacolo di Eugenio Ionesco Il re muore, figlio di un dio minore con la costruzione di mondi possibili, con l’io spaccato in due dal dramma del tempo.

Capodanno 2007

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

AlphaOmega Captcha Historica  –  Whom Do You See?