30 novembre 2005. A volte ritornano. Interrogare l’oracolo

A VOLTE RITORNANO

INTERROGARE L’ORACOLO

Virginia mia Cassandra,

tramite internet, in ritardo ma con attenzione, ho letto i tuoi ultimi brani. Mi piace, continua così a stile teatrale. Mi hai dato cagione e spunto per saltare l’ostacolo, e adesso tieniti forte e al ritmo ipnotico della troika metabolizza il mio recitare. Perché sei stata la prima libellula dopo i miei recensori a incitare e lusingare chi si occupa del restauro dei monumenti viventi, mimando storture e lacerazioni, curando sensualità represse e quant’altro. Questo è il prezzo che l’anima deve pagare, pagare per adempire alle brame del dio Baal teatrale nella versione di Hannibal che tu conosci, come prima opera teatrale di Bertolt Brecht. Io ci provo, il copione è tutto da scrivere, è solo una proposta, per migliorare e aggiornare il lessico del teatro forte epico e frusciante come carne al fuoco per essere mangiato, dico il te-a-tro, che si mangia ardente, anche in piedi. Altrimenti chi non mangia ne fa letteratura in un solo idioma, nella misura di relazione.

Sappi che ogni letteratura è frutto di un’illusione dei sentimenti. E’ come ingannarsi da soli. Persino il nipote di Adamo, parecchi millenni fa, se n’era accorto anche lui. Non prendere sul serio le mie parole, sembro scorretto, ma è solo un modo coercitivo, scatenante per fare scattare la molla del teatro d’avanguardia, sperimentale, una provocazione per fare venire voglia di scrivere di teatro: la fucina del teatro macina tutto.

Senza fretta aspetto una tua opinione assai erudita.

Saluti,

Annibale

30 novembre 2005

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