28 ottobre 2004. L’apparizione: sgarbo a Vittorio Sgarbi

A furia di chiedere udienza sono apparso alla Madonna.

Ovvero: ieri al castello di Sarre ho avuto un’apparizione, tramite la pastorella dell’allevamento di Sarre.

Avvolta in un fascio di luce intermittente;

senza veli tranne occhiali e bikini bella e trasparente come la Madonna sospesa nell’aria dirimpetto alla torre del Castello dei Savoia.

Tutt’altro che tenera; come una pazza agitava una tela con la scritta:

SGARBO A VITTORIO SGARBI, RIVOGLIO GIACOBBE…!

Durante l’incantesimo, tra disagio e magia, mi fa cenno di non fiatare. Dai capelli estrae una piuma di corvo e, in posa, la tela comincia a schiumare.

Credevo mi stesse facendo un ritratto; nel frattempo nel cielo una possente saetta mi distrae e lei imperterrita finisce di schizzare.

Rovescia la tela e me l’ha fatta vedere e toccare! Non era il mio ritratto ma la prospettiva della Collegiata di Sant’Orso con i relativi trentanove capitelli prospicienti al colosso campanile medioevale e il tiglio secolare. Una vera opera d’arte da custodire al Louvre o all’Hermitage di Leningrado, quando l’immaginario va oltre la realtà.

A nord-est del patio della Collegiata un punto nero per ironia della sorte indicava il punto esatto del sedicesimo capitello sparito da oltre dieci anni. Si dice che il capitello, galeotto a chi l’ha visto, è al restauro perenne per discordia calcolata o per non accattivarsi critici e investigatori dal momento che la rappresentazione raffigurava l’agognato Giacobbe e il bisticcio degli Angeli. Fatti loro, io c’ero ma non tolleravo il bisticcio museale della ciotola, metà sacra metà pagana.

L’archeologia di praetoria, a tanto arriva la puntigliosa attribuzione della verità rivelata.

Sono immune alle maledizioni tombali. Non credo ai miracoli ma credo come i miei amministratori alla restituzione della pagina culturale da restituire alla storia dell’arte. Detta alla Zelig non ho nemici e per questo non rinuncio a mettermi in gioco né prima né dopo durante il teatro di figura, pedagogico terapeutico.

Un museo della marionetta insomma da quando nel patio dell’oblio per me tutto è zen.

Scusate mi era distratto.

In questo frangente di tempo è sparita la luce la tela e la Madonna in braccio a un bel giovanotto vestito da Carabiniere.

Senza il principio della dignità si perde il senso della Giustizia, e il quarto potere non è solo quello legislativo ma quello della Comunicazione parlato-cantato-recitato senza indugio.

Così l’eco giunge ai vallesi e montanari, la bella notizia: Vittorio Sgarbi bene accetto a direttore del nostro flagellato Museo archeologico regionale. E la spada di Damocle separerà il sacro e il profano per restituire agli spettatori di questa palude la coreografia del vivere sereni, pagati, apposto e partecipati alle innovazioni da mostrare a tutti, nel paese dove solo gli insulti redimono i potenti lavativi e fetenti. Masnadieri del nuovo e dell’arte e del recitare per comunicare.

Ossequi da Comunista Anarchico,

Hannibal Lecter Molinaro

annibale.molinaro@tiscali.it

Roisan 28/10/2004

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