25 novembre 2005. Il teatro povero di Annibale

IL TEATRO POVERO DI ANNIBALE

Il pubblico seduto per terra su dei cuscini a 360 gradi, con la partecipazione di attori e danzatori che operano nell’obliquità dell’operare parabolico muniti di ventose in relazione del perimetro del cerchio di Annibale, scenografia bizzarra, con musica di Battiato da inondare l’altra metà del cielo dal centro del cromlech, un ceppo a semiguglia spazio nevralgico per i due recitanti equilibristi sul tempio del dio Baal. Il mio maestro Valeriano Gialli c’è riuscito, per venti minuti in piedi in due su una sedia e di lì le invettive , il disprezzo e le gioie dell’ubriacatura della vita. Io c’ero, io ci provo. Qualche neuroscienziato scriverà: troppo tardi ormai, Annibale, ti gira la testa.

Cazzo, allora sono alle curve, l’oracolo ha taciuto, tutto il tempo l’ho impiegato per costruirmi questa piroga alla faccia del Novecento.

La verginità del teatro è a rischio di contaminazione come è a rischio il colore marrone vinaccia ramato del frutto del castagno ancorato nell’alveo del riccio appena aperto e maturo, carnoso e spinoso, resistente alle insidie del bosco cotonato e arruffato, da proteggersi dall’attacco delle vespe galligene, ospiti sgraditi provenienti dalla Cina. Le castagne, pane dei bambini e confetti dei grandi, mi ricordano l’infanzia: la galleria antiaerea, la pastilliera, le querce e il salice piangente a forma di monastero, luogo in cui pregare sognare e recitare nella fattoria di mio padre nell’agro di Estrolille. Mi pare di aspettare Godot, era il tempo della vendemmia quando la prima volta, sono passati cinquant’anni.

Adesso è impossibile vivere sulle scorie di questa terra infuocata, corrotta e distorta, e contaminata di insidie eresie bestemmie. Dispensato dall’incensare parole per rendere più lieve il peso immane di questo sacrilegio. Sono in buona compagnia rosa mentre arriva lo Zunami, allora chiamo in appello: Alba Alba Silvia Sandra Marì Mariapia Loredana Virginia, correte in scialuppa, afferrate la piroga, commutate le leve, inserite i comandi, accelerate i motori in verticale dal guado seguite la rotta delle cicogne, è urgente infrangere il diaframma e la barriera del suono del caos e delle tenebre. Tenetevi forte, chiappe strette, o non resterà più niente di noi e del nostro teatro scenario sensibile. A navigare su internet ci penserà Giulio Cappa e Valeriano Gialli.

Con l’aiuto della folgore del grande Nettuno e la grazia di Baal per la transazione e la rivoluzione a velocità supersonica ho virato a sinistra, sempre a sinistra, col mio equipaggio rosa per assistere allo spettacolo del “parto delle nuvole pesanti”. Qui è un altro pianeta, un’altra luce, piena di zone chiare e zone nere, le prime rappresentano il nuovo mondo da fecondare senza numero di figliolanze.

Le zone nere, di gran lunga più piccole delle zone chiare , determinano l’aspetto del bordo dello spazio illimitato dove operano gli attori nell’obliquità dell’altare e del tempio di Baal. E da qui

IL PROCLAMA RADICALE

e la lettura ad alta voce del Codice Vinci in versione anarchica antidemocristiana anticlericale antifascista anticapitalista antimperialista antirazzista antipreviti anti i NEO DIO CALABRO RENATISTA – Dio compiacente, ci penserà don Peppino Pileggi – antiberlusconi antiblair antibush reduci del neonazifascismo a strisce assai vicino a Hitler buonanima.

CONIATE LE TRE B… b… B…

(la minuscola è quella nostrana) a furor di popolo si meriterebbero sculacciati a culo scoperto davanti la loro chiesa sulle ginocchia delle sacerdotesse di Annibale col battipanni e al cospetto di tutti gli spettatori televisivi, in diretta. Una cosa è certa: per renderli innocui ci penserà il Carabiniere e la galera o il soggiorno obbligato nei Caraibi a Guantanamo o all’Aspromonte per un richiamo turistico con vista del ponte sullo stretto stretto dalla Del Ponte dell’Aia. Altrimenti trionferà l’alternativa globale e rampante del terrorismo fisiologico, come annunciato nel secondo libro del cacciatore di teste Hannibals (vedi http://www.annibaleanarchico.it/secondo_libro/index.htm)

e ce n’è per tutti, colpevoli e no, con conseguenze giudiziarie per il reato di tenere tutto per loro e niente è stato dato a Cesare.

E con Vangelo alla mano le guerre non finiscono con l’eliminazione fisica dei dittatori, con civili bambini e religiosi, o cantando canzonette e poesie o requiem come ciarlano e predicano i parlamentari di una branca politica e che sono ai ferri corti. Ma potenziando la globalizzazione dell’arsenale della pace e del rispetto per la vita, come predicano i Mandarini dell’est.

Se non l’avete capito in italiano, ve lo spiego in cinese, cretini! Il mondo è governato da quattro potenti lavativi e fetenti e dall’imbecillitudine di altrettanti monache e vescovi che difendono la vita prima di nascere, poi è carne da cannone per vendere indulgenze, e hanno ridotto lo Stato a strumento della Chiesa. Per questo hanno il complesso del pericolo giallo. Magari la Cina governasse il mondo: la bandiera rossa la farebbe da padrona una volta per sempre e così sia amen.

25 novembre 2005

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

AlphaOmega Captcha Historica  –  Whom Do You See?