25 novembre 2004. La Valle d’Aosta e i Calabresi

Aosta da valle d’incesti a balcone d’Europa satellitare

I Calabresi, da 20 – 30 – 40 anni siamo stati chiamati da questa meravigliosa Regione quale è la Valle d’Aosta in rinforzo alla manodopera bresciano-veneta per la messa in opera di una nuova generazione e non per fare i gradassi o scrivere libri osceni o farla a cazzotti con le tradizioni indigene, i togati di allora. Come si va dicendo dai nuovi Salassi che non li rimuove nemmeno il terremoto, finché altri glielo consentono.

I terroni, ci siamo rimboccati le maniche per ristrutturare case e paesi interi, allora inaccessibili per questi dirupati e fatiscenti. Ma la manodopera non bastava, di soldi ce n’erano pochi per tutti ma il da fare era assai, allora si sono chiamati i parenti, tanto è vero che la Comunità Calabrese di San Giorgio si è portata dietro anche i Santi.

Di questo possono dare atto il Sindaco, il Vescovo, il Questore e il Prefetto. Così è se vi pare, avrebbe detto Pirandello.

Ma non bastava ancora perché c’era il problema dell’incrocio equino prima dei matrimoni misti. Immagino che un illuminista, per scongiuro, suggerì di accoppiare il cavallo locale con la giumenta del dipartimento d’Ivrea e una cavalla valdôtaine con l’asino arabo-calabro-sardo.

Con tutti gli accorgimenti, in entrambi i casi, l’ibrido ci scappò. Non era un torello ma un mulo. La scuderia era completa, di conseguenza l’università veterinaria concepisce il medico di tutti: l’empereur degli animali e non… E così di buona lena con criterio e buon senso si sono trasformate mulattiere in strade panoramiche, si sono costruiti dighe, ponti, ferrovie, solidi impianti di risalita e paravalanghe, si sono arginati fiumi e torrenti, scavate gallerie e restaurate chiese, rascard e rifugi alpini. La branca dei minatori ha chiuso il cerchio asportando minerali dalle miniere. Ha fatto sì che questa regione autonoma grondasse ricchezze da tutte le parti, ma la distribuzione è caritatevole, come ai tempi degli schiavi di Roma che l’empereur ingaggiò per recitare les montagnards sont là.

Se alzi la mano per chiedere la parola non ti lasciano aprire bocca. Oh sì, lei è quello che non ci ha chiesto mai niente. Noi siamo aperti a tutti. Siamo democratici ma anche parenti stretti del nostro dirimpettaio Lepen, o con noi o contro di noi, si sappia regolare. E reciti pure Tartufo o l’Avaro di Molière, perché qui non ci piove.

Così va il mondo, da Aosta a Roma. Ancora per poco.

Il Calabrese A.M.

Villaggio Dora, 25 – 11 – 2004

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