23 settembre 2004. Wozzek secondo Annibale

Roisan, dalla tana del lupo,

23 settembre 2004

Bozza incipit

Teatro Epico

Capitano – Soldato Wozzek, quante volte lo avete preso in quel posto dai vostri superiori?

Soldato – Sempre, signor capitano.

Capitano – Vi ho detto Quante volte!

Soldato – Be’ sì… quanti chicchi di grano possono stare dentro questo mastello a occhio e croce, Nell’esercito sa com’è…

Capitano – Erano tutti rossi?

Soldato – Assolutamente no, signor capitano! Erano Russi al servigio dello Zar. Il più pulito puzzava.

Capitano – E ti avrebbero tutti sodomizzato?

Soldato – Signorsì, signor capitano. Tranne il General Tamburmaggiore.

Capitano – Come mai?

Soldato – Semplice, signor capitano. Perché lo tamburiava a mia moglie Maria, è per questo che la uccisi col pugnale.

Capitano – Ma lei era consenziente?

Soldato – Era bella ma un po’ debole di testa. Nella naja sai com’è, durante il ballo e poi la miseria, mangiavamo sempre piselli.

Capitano – E il bambino?

Soldato – Be’, lui crebbe tra le braccia degli ufficiali, così da grande avrebbe fatto la mia stessa fine.

Capitano – E la vostra reazione?

Soldato – Non potevo reagire, ero succube e distrutto dalle domande del mio tenente medico e il suo imbonitore, miei efferati nemici, che sto progettando come ammazzarli col pugnale, per farmi giustizia da solo.

Capitano – Questa palese dichiarazione è un’aggravante e vi si ritorce contro anche se non c’è legame con i personaggi (Luvenne, Pastorenne, Vierenne). Vi consiglio di valutare le conseguenze. Con questi chiari di luna che corrono…

Soldato – Non importa, signor capitano. Fatti miei. Un anarchico si serve di ogni mezzo giustificato dal fine, perché il fine non è un’aggravante, per avere riscattato il Popolo dalla fame e dalla sete, riacquistandone la Dignità e la Libertà del vivere civile, perché non c’è Libertà senza l’eguaglianza e il riscatto… Per non più vivere di umiliazioni, di espedienti occasionali e di ingiustizie in ogni caso.

Capitano – Parlami della grande Caterina di Russia.

Soldato – Ne so poco, ma ricordo che era la nostra Regina senza prole. Un bravo ginecologo le consigliò di fare la corte a un calabrese o siciliano, perché non era sterile ma appena frigida rimediabilmente.

Capitano – Sei disposto a improvvisare il “colpo di pistola” di Pushkin con i brani più noti e a te cari?

Soldato – Ci provo ma non ho memoria. E poi non vedo il mio pubblico per il melodramma del mio teatro epico politico rivoluzionario che ci attanaglia nei giorni a venire.

Capitano – Allora parlami del Papa.

Soldato – Volete dire delle Banche Vaticane.

Capitano – Di tutt’e due.

Soldato – Vedete, io, soldato russo, ne so più di quanto potete immaginare. Ma non voglio fare la fine di Sindona o di Guido Calvi sotto il ponte dei Frati Neri a Londra.

Capitano – Allora parlami della Repubblica delle Banane ovverosia delle Fontine Valdostane.

Soldato – Sono stato educato a non ficcare il naso negli affari altrui. Ma una cosa debbo dirla: nessun bambino al mondo deve sapere che la mamma può ammazzargli il fratellino appena di tre anni. Non è educativo e non lo aiuta a crescere, da grande lo capirebbe da solo.

Capitano – Bravo! Hai bisogno della badante. Ti affiderò all’Assistente Sociale e al Difensore Civico perché abbiano cura dei tuoi bisogni e necessitudini.

Soldato – Questo mai più! Non voglio fare la fine di quell’Annibale Anarchico Attore che gli sono rimasti solo gli occhi per ridere, ridere in scena della sua stessa sciagura.

Annibale Molinaro

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