20 aprile 2005. Monologo della talpa florescente

Sarre, 20 aprile 2005

MONOLOGO DELLA TALPA FLORESCENTE

Autorità: i montanari sono qui… Glielo traduco in francese – Chez-nous les montagnards sont là; prosaico inno nazionale valdostano, Regione Stato più piccolo del mondo dopo san Marino, Monaco e il Vaticano. Il teatro è tutto, il teatro non recitato è niente.

Il teatro è comunicazione alternativa, è voce dei popoli.

Parole queste del medico dei pazzi, detto Hannibal Lecter Molinaro.

Il teatro è di chi lo fa – dove, quando, e a chi lo fa, non certo per il pubblico distratto e straziante sebben mi ha ispirato il copione improvvisato.

E avanti tutta col teatro dell’abreazione, psicoanalitico ed altre forme di psicoterapico, come l’Anarcoterapia e lo psicodramma, mirato esclusivamente a provocare l’effetto catarchico di un povero attore scalognato, dimenticato nel limbo del teatro dell’assurdo, vissuto a penzoloni negli “orli della vita” per l’assoluta caduta libera. Piacendo a Dio, fa anche piacere ai marescialli di quartiere della branca addetta alle Commissioni Sanitarie e delle Politiche Sociali Regionali: psicologi, sociologi, teologi e psicoantropologi in un paese xenofobo assistito anche dal difensore civico. E che il diavolo se li porti via con tutte le loro insolenze, regole arcaiche di un sistema ben organizzato, prima dell’arrivo di Godot e della messa in scena della trimoggia del “Mulino di Amleto”.

È qui che li aspettavo; nell’anticamera dell’inferno, questi incravattati che senza la cravatta non sanno di niente, non sanno che il teatro è relativismo, vita, energia, salute, igiene, autobiografia, aerobica, canto, suono, temperamento, svago e, soprattutto, cultura da investire, soggetta a mendaci incapaci di intendere; ma di volere lo stipendio a domicilio, intanto ti chiedono il voto per dominarti meglio. Ben lungi da quella politica ingraiana e berlingueriana. Un gioco programmato che nessun teatro condividerebbe. Durante la fumata nera e la fumata bianca l’attesa del figlio dell’Apostolo Pietro è finita, speriamo che il teatro non finisca nella graticola tedesca come nei tempi di Brecht e l’Opera da tre soldi e lasciatemelo recitare: il lupo di Gubbio era mansueto al contrario del cane che per un padrone ha tradito la sua stirpe.

Il cane italico durante l’agility ha bisogno di comandi rigidi, secchi, come rauss o peggio ancora razzinger per limitare la deportazione di valori umani e capitali e nuovi lager. Ma in un paese civile il teatro è vivo se germoglia tra gli umani nella giovinezza e nella vecchiezza tanto amato da De Filippo, Pirandello, Totò e Tatà, Gaston e succedanei. Tutti padri del teatro mediterraneo. Potenza morale e coercitiva è il teatro di prosa e epico, per lo sviluppo della psicologia dei popoli.

Il sottosviluppo non appartiene a questa Comunità dell’arco Alpino.

Drammaturgia e narrativa vanno di pari passo per debellare l’endemia cronica che attanaglia questa Comunità a Statuto Speciale. Col ricorso alchimico o metamorfico del recitante, per scrutare l’antropofagia degli alleati al leone stanziale, per un piatto di lenticchie e con carne immangiabile perché vietata per legge a differenza della Comunità delle Antille come in Valpelline e del Camerum, in Malesia e del Niger. In Valle d’Aosta il balletto macabro e sacrificale durerà fino all’otto di maggio 2005 data del pranzo celebrativo per la scontata riaffermazione elettorale o presunta tale. Mentre il Premier Berlusconi bolle in una pignatta a pressione assieme ai ceci dell’alleanza.

Qui si brinda alla veneziana cacciarota.

La specificità valdôtaine si distingue tra grolle e coppe dell’amicizia.

Il Menù ha due liste: arrosto o bollito, il pranzo elettorale è servito.

L’imperatore di Sarre impone una lista sola, bollito cotto a fuoco lento per i ribelli, questo metodo è assai usato dai patrocinatori dei suicidi in questa Valle felice. Chi alza la testa, kaputt, niente domande altrimenti niente mangiare, niente teatro, niente scrivere in corsivo solo in stampa-tello che fa rima con leone e vitello.

E mosca! Perché qui non si schiavizza nessuno tranne la cultura, la politica alternativa, il teatro, l’archeologia e i Magistrati perché sono noiosi, giustizialisti e rompicoglioni.

La Polizia farebbe bene a restare con le cinture allacciate, così direbbe il politico non osservante, perché questa è valle protetta o no?! Protetta da chi?

E avanti Popolo: ve lo avevo promesso: il cerchio si stringe. Il progetto chi non ce l’ha e perché è la coscienza che lo fa vile… detto alla Zelig. Sull’onda dell’adrenalina il Cigno rosso “nero per la Chiesa” si salverà per intervento dell’assistente sociale Casaleggio che come pubblico ufficiale brandirà l’opinel e le sue trenta relazioni scritte in sei anni che narrano il Cigno rosso lesso a fuoco lento: abreagisce alla causa e si presenterà dal Magistrato, a Dio e ai santi, come il Papa defunto; chiederà ella perdono a esso per le fuorvianze del leone rampante, momentaneamente innocuo, che ha ridotto i più bisognosi al contributo integrativo al minimo vitale, Legge regionale 27.05.1994 N. 19, ma da recitare e immortalare nella FONDAZIONE – Annibale – Dalidà.

www.annibaleanarchico.it  (in preparazione)

Molinaro Annibale

Fraz. Maillod, n. 8

SARRE

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