13 dicembre 2005. To be or not to be. Il lavoro dell’attore

To be or not to be

Il lavoro dell’attore

Premessa, primo consiglio di K. Stanislavskij: difendere il vostro teatro da qualsiasi bassezza e da qui le condizioni migliori per creare. Ma gli effetti collaterali del teatro povero annibaliano, ontologicamente, sono superiori all’effetto devastante del veleno ricavato dalla cicuta e pezzetti di mandragola per stimolare i vari aspetti d’eloquenza, il dramma infarcito di spezie e del suono di saporite parole da salvare come: ciao amore ciao di Tenco e Dalidà. Per la rimozione del racconto di Enea a Didone e la descrizione dell’uccisione di Priamo se vive ancora nella tua memoria, prendi il verso che dice, fammi pensare; e avanti col bel recitare e buona dizione e bel sentimento.

Con la pantomima e l’incanto della finzione spirituale del teatro e il rigore etico morale, scaturisce il riso e l’umorismo. Senza la parodia del grande Totò e il rigore della triade attoriale di Benigni, Gigi Proietti e dell’anarchico insurrezionalista Beppe Grillo, l’elettroencefalogramma della coscienza del genere umano a quest’ora sarebbe piatto. In ritardo, ma se ne sono accorti anche i medici dei poveri (della mutua) e le concubine del potere, a danno della salute mentale perché a braccetto col lavoro meccanico delle assistenti sociali e le monache bianche legate ai preti neri, ai vescovi, ai cardinali, che rischiano la castrazione chimica nei conventi.

Intanto i kapò predicano: l’aborto no, la pillola no, il preservativo lo usano quando sì quando no a seconda dell’appartenenza politica e continuano con la frustrazione del corpo e dello spirito e consigliano di sposarti e vedrai come nasce un figlio prete.

E mentre l’operaio produce costretto alla catena di montaggio, questi usurpano il potere del paradiso terrestre soggiogando gli inferi e quelli più bassi, da duemila anni predicano il dolore, la miseria, il martirio, l’astinenza e la penitenza gridando allo scandalo: Attenti al diavolo! All’inferno! All’uomo nero! Ai comunisti!

Siamo ancora a questi livelli del sospetto e dell’inganno all’approssimarsi della catarsi; quando gli morde la coscienza, finalmente accedono ai canti angelici, ma con un occhio al teatro della guerra, per convertire e non per istruire o stimolare allo studio dell’arte del teatro di figura.

Ammiro la rappresentazione della nascita a ogni anno scolastico col fiocco di fieno per l’asinello e l’agnello e la nascita del Redentore. Il resto è pettegolezzo, consumismo, e si alterna allo spettacolo della guerra in Iraq – necessaria, dicono i buonisti intellettualisti di scuderia, per non parlare del sottosviluppo e dell’Africa.

Col capitale a briglie sciolte eludono il teatro della crudeltà e delle allucinazioni del grande Antonin Artaud e da qui la chiave di volta auditiva con crudele pietà, cavallo di battaglia del metateatro annibaliano che ha dato lo spunto mediatico a oltre quindicimila visitatori del sito

http://www.annibaleanarchico.it

in soli sei mesi. E da qui, da primo della classe a vittima del mobbing valdôtain convenzionale. E’ grazie agli artisti di strada se Aosta Vive.

In pompa magna, in versione Stanislavskij: il lavoro su se stessi – attività e dinamismo – il subcosciente citato dalla tecnica cosciente – intelletto, volontà e sentimento – reviviscenza e personificazione – rilassamento dei muscoli – sviluppo dell’espressività del corpo – segue la voce – poi viene il parlare, che comprende: dizione, fonetica, studio dell’intonazione, della parola, delle frasi e di tutta la tecnica del discorso – segue elementi della reviviscenza: logica e coerenza delle azioni fisiche – la caratterizzazione interiore e la caratterizzazione esteriore seguono il fascino scenico esteriore – l’autocontrollo è compiutezza, disciplina ed etica – escono dalla messinscena della disposizione dei personaggi – per finire sensibilità scenica riflessa generale. Pausa! Durante il triumvirato dei motori della vita psichica: intelletto, volontà e sentimento.

Ricorrere al nobile lavoro altrui è una scorciatoia maliziosa per invogliare all’iniziazione del primo approccio nel teatro e nel lavoro dell’attore. Stop: manca lo schema da appendere alla locandina, ma questo in Valle d’Aosta lo capirebbe anche un bambino sensibile che frequenta la saison culturelle e enfanthéâtre, un po’ meno l’assessore della pubblica istruzione Teresa Charles. Ma questo è un modo, uno stile di fare politica nella regione più ricca d’Italia. Addirittura è assente la critica teatrale. Da dieci anni aspetto di vedere il destino e la destinazione dell’Ex Nuovo Cine Teatro Splendor. Figuriamoci la fondazione Annibale-Dalidà e la destinazione del Petit Théâtre calabro-valdôtain proposto a Roisan e a Serrastretta.

Sarre, hinterland di Aosta, 13 dicembre 2005

LA RISPOSTA DI VIRGINIA

Ho letto il tuo ‘vademecum di invettive Valdostane…’ Ho riflettuto su quell’accenno all’Africa, a Beppe Grillo& company, Enea e Didone, Priamo, l’inferno e il diavolo, le locandine…

L’estro non ti manca per svolgere I tuoi temi, i titoli forse te li fornisce qualche tuo suggeritore di teatro, non saprei… Su questo è necessario riflettere ancora! A parte le ciance, mi fa piacere che il tuo sito abbia avuto così tanto successo, spero ancora meglio in avvenire. Non comprendo però I motivi della mia mail indigesta, spero di non essere in alcun modo ambigua, e ti auguro ancora buon Natale.

Saluti.

Virginia

 

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Sbadiglia la ragione in empori di lusso ,

Col respiro misurato e un po’ di rumore ,

Mi sono introdotta in quell’aria

Di contratti all’aperto.

Ho visto la parola, mezzo di scambio ,

Cedere, sentirsi mancare ,

In speculazioni al ribasso ,

Valute d’irrisione.

Ho cercato una fonte alternativa ,

Dove la parola fosse acqua

Che non lavasse mani immonde ,

Acqua non pronunciata da lingua impura.

E poi pause, e poi l’origine della fine ,

In padiglioni di pace.

Pace. Oh, la mia pace troppo invocata!

Sono fuggita da quelle ceneri

Dove a lungo ha bruciato l’ardire.

Si vendevano solo porte chiuse

In quel mercato d’opinione.

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BALLATA D’UNA FINTA STREGA

Parlavano d’una strega disubbidiente.

Impenitente.

Di trame irrisolte nei suoi abiti interni.

Il rogo era prossimo ,

Mancavano gli ultimi ritocchi ,

Bruciavano già I verdetti nei loro occhi giudici.

Magistrale esempio di finissimi concerti.

Restava da convenire il luogo.

I notiziari macinavano scalpori.

“Una strega inquisita fino alla midolla” – dicevano.

Trovato il corpo del reato!

La strega ignorava, sbadigliava aria schietta.

Lei non sapeva di ladri nella sua mente ,

Non conosceva quelle arti ,

né d’infiltrazioni in intime sfere.

Pare avessero trovato quattro occhi nella sua mente.

Una vista doppia!

Non si poteva accettare, vedeva troppo.

Era una finta strega,

Il contrario di una strega.

Ma ormai i ritocchi erano pronti.

E alla finta strega impiccarono trent’anni

Con la corda della sua innocenza.

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Trema la penna ,

Ma altro non ho che questa voce muta ,

Per rivoltare inerzia brutale ,

Scoppi d’eventi che non hanno storia.

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Mi dicevano “aspetta”

Verrà una risposta forte di ferro ,

Sibilo poi folgore,

Aprirà passaggi sul rifiuto ,

Aspetta – e vedrai una breccia lavorare

Sulla lacuna del veto.

Sentivo fragori folli ,

Convertire utopie ,

Ed io ripiegavo in ombre mute ,

Solo riflesso di chi mi parlava.

Vedrai “se son cieli fioriranno”

E i cieli sono fioriti ,

Un secolo fa.

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Ciao. Virginia

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