Capitolo III° – Il mio scrivere quereloso

Annibale prende in mano la penna, l’abbiamo visto, per una pressante richiesta di giustizia. Vuole raddrizzare i torti e punire gli approfittatori. E con una candida fiducia nelle strutture preposte, si rivolge al magistrato. Altre decine di volte in seguito dovrà riprendere in mano la penna per difendere se stesso dalle conseguenze di questo peccato originale.

Cosa deve fare un cittadino di età avanzata, senza precedenti penali, licenziato per giusta causa e disubbidienza al principale, senza reddito e con caro affitto, per sopravvivere onestamente? A Voi la sentenza! Tra udienza e scena in corte.

Prima che il mulino di Amleto macini le mole di pietra perché senza materia da macinare. Distinti saluti.

Lo scrivente dalla postazione si ribella ai serial killer del diritto, in quanto in ogni stato si ricorre alle forme indicate dalla Costituzione.

Il replicante ritiene doveroso chiedere allo Stato Sociale di prevenire le tragedie umane e non di sollecitarle coi dardi in quanto arcieri illusi di collocarsi al di sopra della mischia, ridicolizzando il primo articolo della costituzione il quale recita: L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.

Veramente dall’ospitale Valle d’Aosta non ti manda via nessuno, ma se non fai il loro gioco politico, i burocrati (con consulenza di Sinistra dal Bottegone di Corso Battaglione) ti costringono ad andartene, a meno che ti suicidi o ti abitui a vivere come i pesci fuori dall’acqua, oppure scippi o ti fai una canna.

Ecco perché io ho il dovere di responsabilizzare la Magistratura, il Prefetto, il Sindaco, il Vescovo, il Difensore Civico e l’Assessore e l’Assistente Sociale C.S. di quanto sto a raccontare.

Per la mia caparbietà da 10 anni sopporto vendette trasversali da parte dei gregari del Sistema. Suppongo per aver scritto una lettera aperta consegnata a mano al Magistrato Mario Vaudano presso la Procura di Aosta in data 19/11/90 e in pari periodo ero dipendente della ditta ***, in qualità di aiutante ferraiolo. Ero alle prese per costruire la casa alloggio dei carabinieri, finanza e alpini.

Per mancato versamento della Cassa Edile, dopo alcuni mesi reclamai al Ministero del Lavoro, al 4° piano di Viale Partigiani. Venne accolto il reclamo a denti stretti anche dal direttore F., attuale dirigente dell’Agenzia Regionale del Lavoro, e gli ispettori puntigliosi avendo avuto già altre lamentele e sentito odore di Mafia ne avvertirono la Procura.

Intervenne il coraggioso Magistrato Mario Vaudano.

Dalle indagini riscontrò abusi amministrativi e quant’altro. Quanto bastava per fare arrestare responsabili, Carabinieri, Finanza e Alpini. A macchia d’olio si espanse la situazione. 50 furono gli arrestati. Il giovane giudice si autoferì spezzando la lancia per difendere anche i giacimenti culturali ed archeologici del Romano e del Neolitico.

In un’altra indagine spiccò un avviso di garanzia anche all’ex Vescovo.

I Capi Bastone del Regime allo scadere del suo mandato per cavilli e ripicche non gli rinnovarono il mandato e da Aosta venne trasferito a Roma. Adesso è Giudice a Torino ed è rimasto nella storia giudiziaria per un’indagine ed un duello, contro i potenti della “Mafia di Montagna” coniando la frase che c’era e c’è ancora: la Mafia è inamovibile perché gestisce il territorio e l’economia pubblica, e tutta la popolazione è suddita di questo schema predefinito.

È evidente, in questa ricostruzione della sua vicenda, che Annibale percepisce la città dove ha scelto di abitare come un luogo inospitale malgrado le apparenze. E infatti…

Aosta maledetta e impopolare.

Sfiorata strage sotto l’Albero di Natale.

Il magnate locale non sa che cosa fare per liberare i cittadini dal magma elettorale.

Da 13 anni che vivo e lavoro nel settore archeologico in questa Comunità Autonoma quale è la Valle d’Aosta, e non sono riuscito a capire e mi rifiuto di pensare come andrà a finire la vicenda ribellionistica del Collettivo Giovanile denominato “Piloto Io” che da qualche anno ci tiene giustamente con il fiato sospeso, con la speranza che qualcosa succeda in questa città brulla di idee e di fatto. Magari scoppiasse la rabbia contro la civiltà del consumo come una bomba lanciata appositamente a piazza del Mercato o a via Festaz tra la Standa e il terrazzino senza fiori della via Archibugio per coinvolgere la sede RAI prospiciente al massone giornalino settimanale quale è “La Vallée”: due meteore queste da tenercele buone altrimenti resteremo agli eterni tempi bui sotto il tiro psicologico dei potenti locali e nazionali corleonesi e papalini o vescovili o piduini.

La mia lotta interiore e monolitica allo scopo di completare il monologo è senza potere di evitare il massacro collettivo; massacro che ha tutte le caratteristiche genetiche schizofreniche, epilettiche, croniche, associative che ci distingue e caratterizza in questi giorni (e lo dimostra la sindrome trasformatosi in quasi azione).

La nostra inerzia e pigrizia farebbe il gioco dei potenti che si intrinsecano dietro l’immunità parlamentare per reati che non hanno niente a che fare con la giusta politica; allora di chi è la colpa di tutto ciò? non credo che tocca a noi milioni di lavoratori e pensionati con salari e pensione da miserabili recitare il “mia culpa mia massima culpa” come vorrebbe l’amato più odiato d’Italia che è Amato… e il corleonese Andreotti che solo gli sporchi imperialisti borghesi (rossi, neri e bianchi) vorrebbero santificare certamente dopo l’austriaco De Gasperi. E guarda caso al ballo della lambada sta per entrare il piccolo anatroccolo che non ha capito che almeno i reduci della resistenza non sono stati mangiatori di ghiande, ma di castagne che erano come confetti per i veri partigiani del cuneese e del resto dell’arco alpino.

Vuole o non vuole decidersi il Papa rosso, spalleggiato dall’Oscar visionario di santi e fedele alla Madonna di Fatima all’epoca degli stupri di massa nei campi di profughi in Bosnia e sotto casa nostra? Questa volta secondo me è giusto che la mano “destra e sinistra” si rimboccano le maniche e tutte due lavano il viso a questa sporca semidemocrazia facendo assaggiare a tutta l’umanità la “catarsi” individuale o collettiva come la stiamo vivendo noi attori sul palcoscenico del teatro dell’assurdo a opera del senatore e regista Massimo Scaglione.: La fenomenologia nazionale della prepotenza mi porta a pensare all’urgenza di un atto onesto e terapeutico prescritto da valide autorità competenti e antifasciste, altrimenti se dovessi scegliere tra Aosta e Berlino sceglierei l’ex Berlino Comunista e questa scelta me la suggerisce la brutale esperienza carceraria che ho subito perché, emigrato e disoccupato, arrestato negli anni 60, perché minorenne e per sospetto di espatrio clandestino, vivevo di espedienti sognando l’Eldorado.

Arrestato alla frontiera italo-francese, esattamente a Martola, dopo qualche mese arrestato dai Carabinieri di Alassio perché in possesso della tessera del partito Comunista firmata da Togliatti e in possesso di una fotografia di una donna nuda, quindi in possesso di materiale pornografico e senza il conto in banca.

Dopo mesi e mesi di carcere mai chiesta la libertà provvisoria, mai chiesto un avvocato di mia scelta, schedatura perenne con rito penale e foglio di via obbligatorio mai consegnato, interrogato da uomini assai simili agli uomini del Capitano La Bruna (e da li nacque l’invenzione della “Gladio Rossa”) con conseguenze traumatiche infantili che non ho ancora dimenticato, divenni maggiorenne con potenziale passione ideologica, nel braccio della morte a Regina Cieli

Per quale motivo dunque Annibale si ostina a vivere ad Aosta? La risposta è complessa, e si può riassumere così: Aosta è diventata per lui il luogo dove portare avanti la sua missione.

Annibale, lo stratega ed esperto in armi, se agli elefanti avesse integrato Donne cannone

il Mondo Civicamente sarebbe rimasto una PALUDE

così com’è Aosta Capitale indifferente

alla Cultura generale.

Saluti dal Guastafeste.

Il Marziano Anarchico

Annibale Molinaro

Ero e resto il capo storico della lotta urbana.

Come nel ‘68 torinese, per necessità e ovazione fino all’ultimo scoglio per lo schianto finale interessando il governo locale e nazionale del precariato e sprechi di denaro pubblico.

Tirare pietre nello stagno non è solo un gioco o esercizio da bambini. L’ho sempre fatto per 60 anni e l’effetto che fa è ispirazionale, sensibile e astrologico. Ricevere pietre o uova marce sulla testa dovrebbe essere devastante, invece nell’ambiente valdôtain ci si fa l’abitudine pur di non rispondere ai bisogni di un comune mortale. È così che la peste nera della casta burocratica, avvolta nell’omertà da un velo leggero, ha contagiato anche il nostro stimato Vescovo Monsignor Giuseppe Anfossi della Diocesi Valdostana.

Prova ne è che, dal giorno della mia lettera aperta ad oggi, non mi ha potuto dare udienza perché, come giusto, anche Lui ha avuto la febbre durante i numerosi incontri e ritiri sacrosanti pasquali. Ed io, da ateo e senza lavoro, ho peccato per non averlo potuto aiutare; anzi, addirittura, sono stato io da ateo a chiedere aiuto al Vescovo. Non mi vergogno a scriverlo e a farlo sapere a tutti, anche perché non si tratta di una questione di vita o di morte in quanto, prima di crepare, nel mondo c’è posto per tutti; e i più bisognosi hanno l’onore e l’esclusiva divina di passare da una padella all’altra senza cadere sulla brace. Tutto qui il mio rancore, gestaltico — terapeutico — anarchico.

Aspettando Godot, non riesco a capacitarmi perché anche gli avvoltoi, amanti della cronaca perché legati al carro del padrone per una doppia razione di pane, dal loro Sinedrio omertoso avvelenano la psiche e la sostanza positivista e sensibile di uno scalognato che come il figliolo prodigo, dopo numerosi viaggi tortuosi arricchiti di cifre astronomiche, culturali, ricavate dal modello newtiano della gravitazione universale, non ha avuto udienza da nessuno. Per questo non vengo accolto, perché in questo ambiente chi non abbassa la testa come i montoni paga! e (non si muove foglia che il Dio Capo non voglia) in questa isola di vita grama. SU LA TESTA!! Nel palcoscenico della vita.

Sono numerosi gli scritti in cui Annibale dichiara le sua vocazione e si fa interprete di un malessere più generale. È importante il brano che segue, perché vi è rivelata con chiarezza l’essenza della sua lotta personale.

Il mio karate verbale è meno offensivo di un buco nella fronte!

Qualche volta i più deboli vorrebbero farsi giustizia con le proprie mani, visto l’andazzo di questo Tribunale. Ecco il motivo per cui Annibale è e resta ad Aosta, e non per assistere a scene recenti di Carabinieri accompagnati in aula da altri Carabinieri per testimoniare la Verità davanti al Giudice nel Palazzo di Giustizia di quest’isola felice.

Gli elementi sono: 1) la scelta di una via non inoffensiva ma apparentemente disarmata, la parola; 2) l’esigenza di giustizia; 3) la richiesta, spesso ironica, di giustizia rivolta alle autorità preposte; 4) la critica dell’immagine della Valle d’Aosta “isola felice”. Non è inoffensiva la scelta della parola, perché Annibale la usa talvolta con molta forza contro i suoi avversari.

Altro che Don Chisciotte e Mulini a Vento, io sono Hannibal l’irriducibile cacciatore di teste perché mi ci avete costretto. E non mi redimo affinché giustizia è fatta.

Sono e resto un brandello d’infausto teorema, in quanto non sono un caso umano, ma politico che alberga tra diritti e doveri per un lieto fine.

Annibale non rivendica in astratto, ma parte dalla sua vicenda ampliandola fino a dimensioni politiche, a volte addirittura teologiche. E sono molte le cose che difende:

Questa è la mia prova del fuoco del pensiero scritto: tra una risata e l’altra zio Hannibal spezza la lancia per tutelare l’Arte, il teatro, la pedagogia musicale e la ricerca scientifica Archeologica.

Così l’allusione a bombe, proiettili, minuti che non perdonano, assume un valore metaforico senza perdere nulla della sua forza. Nella sua visione Annibale vede ciascuna delle sue lettere come il gesto esemplare di un anarchico dell’Ottocento: una violenza disperata portata a viso aperto e con la coscienza delle sue possibili conseguenze. Per questo si indigna quando i suoi avversari – i politici, i burocrati, ma anche le leggi e i regolamenti che costoro sono tenuti ad applicare – si sottraggono alla tenzone trincerandosi dietro un certificato medico, una perizia psicologica. È questo “lo schiaffo”; l’altra arma è “il silenzio”, non reagire mai a quello che Annibale scrive di loro. Armi formidabili, soprattutto la seconda.

 

Lo schiaffo e il silenzio

Qui che cade l’Italia e i suoi scagnozzi o potente del Pianeta Terra zeppa di presunti Governatori fasulli. E al povero è rimasta l’ultima possibilità: “protestare o incendiare” con in mano il tizzone e con l’altra la bandiera del Che Guevara.

Da Roma fermate Annibale e che Dio non mi perdoni il minuto che non perdona, perché le schegge colpiranno e uccideranno la menzogna per fare brillare in aria la verità flagellata da masochismo individuale operante nel settore archeologico di Augusta Praetoria Salassorum Annibalorum…

Annibale comunque non si lascia spaventare né avvilire, e, come l’anarchico ottocentesco, prosegue la sua missione.

SECONDO ESPOSTO ALLA MAGISTRATURA DI AOSTA

IL MEGLIO DEL PEGGIO DEL I7ESIMO RAPPORTO Dl ANNIBALE MOLINARO

Per tradizione culturale meridionale lo scrivente si ribella all’usa e getta della carta stampata perché non igienico ed immorale e offende la catarsi di un provetto durante la propedeutica e l’estetica della toeletta dell’anima che teatralmente vuol dire tutt’altra cosa…

I giochi degli specchi sono diversi dai giochi di parole a prescindere che guardare con gli occhi la verità fa meno paura che guardarsi allo specchio!

Chi ha lavorato per anni ed anni nel Foro Romano nell’area archeologica di Augusta Praetoria, di stratigrafia ne sa qualcosa, riesce persino a datare il tempo; e quando avremo l’onore anche noi di rinvenire in Sardegna e fotografare lo scheletro di una protoscimmia Yorick con collare e ciondoli di pietra ollare, e bracciali ricamati di geroglifici, simboli epocali e stellari, allora tutti i misteri di diecimila anni di vita animale si ridurranno a un solo mistero… chiamato “Psiche”.

A proposito di misteri, mi sono sempre battuto contro simili definizioni…

Quand’ero bambino, una cosa mi colpì specialmente della vita e fu il racconto del presunto suicidio di una bella donna rinvenuta riversa sul fianco destro con le mani legate dietro la schiena e fasciata accuratamente in un lenzuolo e con una ferita mortale al collo provocata da arma da taglio… MISTERO??? Perché il Conservatorio Musicale di Roma porta il suo nome?!!

Il suo nome era Santa Cecilia, protettrice dei musicisti, non per niente la musica è lingua universale che per mezzo dei suoni esprime i sentimenti dell’anima. Basta l’osmosi di un primitivo e l’esosmosi di un contemporaneo per svelare ogni mistero, fenomeno in simbiosi endosmotico surreale… E scopri il DNA dell’anima tua attraverso un sibilo prodotto dal respiro… Perché LA VITA NON È UN INDOVINELLO!!!

Distinti saluti

Il Serrastretta di Calabria

Aosta, il 25/04/1993

Il linguaggio veemente con cui Annibale interviene sulle cose che gli stanno a cuore difficilmente potrebbe essere dimenticato e perdonato da coloro che ne sono attaccati. Ma la strategia scelta come risposta, oltre a qualche schiaffo di tanto in tanto, è soprattutto il silenzio. E forse talvolta è possibile dubitare che il silenzio sia una strategia cosciente, e non invece un ulteriore segnale di insensibilità.

E veniamo al “bubbone” chiamato Sovrintendenza Belle Arti e Beni Culturali che dovrebbe occupare numerosi giovani, studenti e disoccupati anche solo con la qualifica di “Asinari o somarai” in quanto l’archeologia non può in nessun caso fare a meno dei servizi.

È successo a me: dopo 13 anni di frequenza posso esibire una busta paga con le qualifica di operaio manovale di 2° livello: questa e la vendetta degli Dei a opera degli schiavi perché i sottoschiavi non dovevano mai alzare la testa o scrivere al Magistrato.

La menzione dei lavori nel settore archeologico è affidata da sempre a caporali di Giornata poco interessati alla ricerca archeologica ma abili procacciatori di voti politici e spulciatori di delibere. Sono loro che gestiscono il “truschino” chiamato “cottimo fiduciario” voluto chissà da chi. Le cinque ditte appaltatrici sono disposte a dimostrare che non hanno ancora ricevuta nessuna lettera di appalto per poter continuare i lavori di scavo, giacché i politici hanno tagliato la testa al toro, buttando dalla finestra il bambino assieme all’acqua sporca e tolto l’impiccio si fanno chiamare “mani pulite”. Applicando, infatti la nuova legge/regola del “fai-da-te” si assiste allo sfascio archeologico.

E allora mi sono rotto i coglioni, anzi il sette marzo è stato il mio compleanno e per l’otto marzo, mimose a parte, mi sono regalato una GROLLA firmata NEMESI.

Eccola qui la sanguigna indignazione di Annibale: la sua scrittura si addensa e trova sfoghi e immagini folgoranti.

“VERBA VOLANT, SCRIPTA MANENT”

“LE PAROLE VOLANO È LO SCRITTO CHE RIMANE”

Ad Aosta: lo psicodramma continua fino all’ultimo salasso o vichingo, finché mi ridurranno in polvere e mi daranno da bere ai porci così che nessuna traccia rimarrà di me, tranne il mio Diario e il Melodramma che nel Romanzo si commenterà da solo, stile latino americano.

E per questo chiedo:

Cosa debbo fare per uscire indenne da una situazione incresciosa che si protrae da oltre dodici anni a mio danno, e di altri dieci, venti, trenta Operai comuni e qualificati prima, specializzati dopo e disoccupati adesso, da oltre nove mesi tutti operanti nel settore mostre e scavi archeologici in tutta la Valle d’Aosta? Qui i turisti possono ammirare da vicino soltanto crateri abbandonati pieni di siringhe, topi morti, immondizie, rovi ed erbacce di tutti i tipi, con transennamenti di protezione rimossi e pericolanti. Causa di incidenti gravi o mortali, tutto questo abbandono sembra fatto apposta per una inchiesta, forse sbagliata o fasulla per non arrivare alla verità e a dispetto della martire degli scavi archeologici, la dottoressa Mollo, troppo buona e senza alibi per poterci difendere da questa dannata disoccupazione.

Qui sarebbe un errore grave parlare di ingenuità. Se Annibale può apparire ingenuo nel rinnovare i tentativi di dialogo con persone e strutture che si difendono da lui ignorandolo, certo non è ingenuo nell’uso della parola. Constatiamo infatti, in tutti i suoi scritti, un uso smaliziato dell’oratoria e un orecchio molto attento.

Scrivere non è la stessa cosa che parlare. Affiderò queste mie P A R O L E ad un libraio di periferia perché il coraggio di scrivere e la cultura li paragono a una danza figurata e non è un bel danzare senza la conoscenza della Commedia Teatrale de “LA CANTATRICE CALVA” di Eugenio Ionesco. E concludo arrovellandomi tra OPINIONI E PSICODRAMMA.

Ogni parola vergata sul copione teatrale ha un’anima e se il corsaro candidato a scortare una persona importante, un difensore civico, o un pentito, non capisce la psicologia dell’Io profondo, allora replica col gesto, anche violento se necessario, affinché emerga il nostro tuo il sconosciuto superando il selvatico del terzo escluso. Questo non è un indovinello, ma un modo come un altro per aiutare Scortato e Scortatore e, mi sia consentito, anche come lezione di libertà in uno stato di folli e di follia come questo.

Lasciatemi agire!! Almeno una sola volta. Sul palcoscenico dell’universo, s’intende!

A mezzanotte del 31 dicembre 1999, rompo il mio maialino, conto gli spiccioli e vi regalo quanto segue… (!)

Se la carne è debole, gli apprendisti stregoni della Poesia debbono sapere con che “Spirito forte” hanno a che fare. La fucina della “Mente” non ama la buona cucina: io mi ingozzo di buona lettura e mi sazio scrivendo e non per un addio al passato, ma per non dimenticare la prova di memoria, e pensando alle parole recitate dalle mie fans.

Annibale spilla l’insieme dei suoi nemici, otto personaggi emblematici, che controllano i punti chiave della società, con una definizione inedita e succosa delle sue: la Casta Cagliostra Dilazionaria. Di fronte alla quale lui si erge coraggiosamente, e in solitudine. Perché ” Lo scrivente non è profeta, ma è una figura psicologica in estinzione”.

Togliere le priorità agli otto inferi personaggi irremovibili e incandescenti, perché, come l’eroe dei due mondi, hanno vinto 99 battaglie perché baciati dalla fortuna, mentre noi, gli operai baciati dalla scalogna premeditata del bilinguismo sindacalese, 99 battaglie le abbiamo perse.

Sono trascorsi i 100 giorni di Napoleone e la Sindrome della disoccupazione galoppa sul rampante cavallo bianco valdôtain. Ma prima di perdere la sinderesi faccio ricorso all’incantesimo con l’aiuto di Angelica e il suo flauto magico poiché intendo erudire e portare alla ragione i personaggi salassosi (e non il pubblico contribuente e provvisoriamente innocuo) contro il “terrorismo” psicologico praticato da Lor Signori. L’operaio invece non può esimersi dall’essere “terrorista” in quanto Artista Creativo e Produttivo. Mentre gli 8 personaggi concrescono a forma di Melograno, anzi di Mandarino, alimentati dalla vitamina chiamata denaro pubblico.

Cari Italiani, afferrare il Toro per le Corna è un’abilità di pochi: non serve la forza fisica o il pugnale per una riflessione storica, basta l’arma della FANTASIA. Con la Fantasia riesci a muovere le coscienze e a emancipare le masse e se vuoi abbatti anche i CAPITALISTI

Lo scrivente non è profeta, ma è una figura psicologica in estinzione

Alè Alè: è tempo di disoccupazione forzata, il “Caso Molinaro giubilare” è vessato dalla Casta Cagliostra Dilazionaria che danneggia solo i più deboli, in quanto il Poker è gioco forza della politica borghese cavillosa burocratica e selettiva.

 

 

Terzo esposto alla Magistratura di Aosta

A male estremo rimedio estremo!

Autorità, Signori del pensiero, del giudizio e della logica:

Se l’Arte del leggere è più noiosa dell’Arte dello scrivere, allora abbiate il coraggio di scrivere un testo sulla paura biologica degli insetti, a leggere ci penseremo noi della mischia, chi è al di sopra della mischia si prenda la responsabilità di quanto un cittadino esterna contro il terrorismo, l’imperialismo, il fanatismo.

Magari inscenando il lutto che portiamo nel cuore come un’ulcera perforata causata dalla nostra stessa banale fiducia alla Giustizia Italiana, culla del Diritto???.

Le tragedie di un singolo, di una famiglia, di un popolo non sono diverse delle tragedie causate dalle “Bombe e dalla Mala”.

Un’élite intellettualmente muccaiola, selettiva e punitiva e osservante di uno strano codice napoleonico e statuale d.o.c.(denominazione origine controllata) è dannosa alla salute mentale per caduta di trasparenza e disastro metereologico.

Invece di risposte pragmatiche persiste il metodo del “silenzio” che è una politica che non può essere né condivisa né sostenuta dalle forze sociali e culturali.

Tale empietà è condivisa per il quieto vivere, anche dalle radio e giornali settimanali regionali.

Pensate e udite gente!! in che mani siamo capitati.

ANNIBALE DA EMARGINATO SOCIALE PER DECRETO SALASSO A CANTORE LIRICO E STRATEGA DEL TERZO MILLENNIO

A furia di abbaiare alla luna, essa si è eclissata totalmente alle 8 della sera dell’otto gennaio 2001, vuoi per vergogna, vuoi per effetto naturale astronomico, vuoi per la polvere che ha oscurato il cielo, sollevata dall’ira terrena delle cavalleresse incitate dalla folgore, corse in aiuto alla “velos” fanteria leggera formata da altre donne incazzate nere, affiancate dalla cavalleria dell’omonimo Annibale che, a spada tratta, da anni, nell’arco alpino si scontra con l’artiglieria pesante capitanata dai “potenti” che senza scrupoli amministrano l’informazione e l’economia in questa terra di nessuno, ameno anfiteatro naturale quale è la bella Augusta Praetoria.

Osservando l’eclissi di luna (con l’aiuto dell’astrologa “Ariel” interprete della Tempesta di William Shakespeare) a est, la configurazione delle stelle forma la costellazione dei pesci quale io sono; e non posso sottrarmi a questa missione nel paese che fa per me! Giusto per uscire dal maledetto cerchio di fuoco nel quale sono incappato, la sfida è aperta: a voi la spada a noi la verità.

Un antropologo, un biologo e uno psichiatra hanno recepito il messaggio.

La diligenza è fuori pericolo, ma emana un respiro puzzolente di carogna.

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