Prologo – Il cerchio di Annibale

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IL CERCHIO DI ANNIBALE

È la mattina di sabato 17 agosto 2001. Un uomo alto 1.68, asciutto, capelli grigi lunghi raccolti dietro la nuca con un elastico, si ferma all’angolo tra via De Tillier e via Gramsci, nel centro di Aosta. Lo slargo su cui si aprono le vetrine di bei negozi è stato nobilitato da pochi anni con il nome di piazza o piazzetta “des Franchises”, delle franchigie. Si tratta delle esenzioni da imposte o da servizi dovuti al signore di cui Aosta godeva nel passato; tutte le città ne avevano; oggi però alcuni valdostani si appoggiano alle antiche franchigie per difendere quelle moderne dell’autonomia, o per chiederne di nuove. L’uomo estrae dalla tracolla delle fotocopie, all’indice della sua mano sinistra manca una falange. Tira fuori anche uno stick di colla e comincia ad attaccare sul muro un foglio che porta il titolo “I violenti”. Lo scritto risale a circa tre settimane prima ed è stato pubblicato su Internet, firmato con un’elaborata A anarchica. Contiene riferimenti agli scontri avvenuti a Genova durante il vertice degli otto grandi. Nel testo si afferma che i veri violenti non sono i “black block” ma le forze dell’ordine. C’è anche dell’ironia verso i “bianchi” la parte pacifica del movimento. All’uomo, Annibale Molinaro, nato sessant’anni fa a Serrastretta in Calabria, residente a Sarre in Valle d’Aosta, quel testo è piaciuto e lo vuole divulgare. È passato da un amico che gli ha fatto delle fotocopie. E ora comincia a incollare il foglio nel punto centrale del passeggio cittadino. Il suo gesto non passa inosservato. Due agenti di polizia gli si avvicinano e lo fermano. Si qualificano, perquisiscono la sua tracolla e lo accompagnano in Questura. Il verbale di sequestro elenca fotocopie, ritagli di giornale e lo stick di colla. Viene sequestrata anche copia di una lettera protocollata indirizzata ad alcune personalità della regione: la lettera porta il titolo “Monologo della talpa fosforescente”. Annibale, appena uscito dalla Questura, si reca – a piedi, come è sua abitudine – presso la redazione di un giornale. I lettori leggeranno nei giorni successivi questo trafiletto :

Anarchico denunciato dalla Digos

Volantini “anti-G8” sequestrati in città

AOSTA. Lui si definisce “anarchico storico” e racconta con orgoglio l’ennesimo sequestro di manifesti ad opera della polizia: Annibale Molinaro, 60 anni, di Sarre, è stato sorpreso da due agenti della Digos proprio quando aveva incominciato ad incollare a un muro in centro ad Aosta (all’incrocio tra via De Tillier e via Gramsci) un manifesto intitolato “I violenti”, dedicato alla protesta “anti-global” di Genova. La polizia ha ipotizzato il reato di affissione illegale (ormai divenuto un illecito amministrativo), ma il procuratore Maria Del Savio Bonaudo ha deciso di denunciare il Molinaro per “apologia di reato”. Nel manifesto, veniva definita “non violenta” l’opera di chi distruggeva vetrine e auto lungo la strada; l’unica censura era per le forze dell’ordine e per chi aveva tentato di fermare i “black block”. “Se non potrò appendere quei fogli, allora ne farò volantini, da distribuire in tutta la città” annuncia Molinaro.

Annibale non è contento di questa breve cronaca, sebbene sia stato proprio lui a sollecitarla, la trova imprecisa: in realtà è la prima volta – non l’”ennesima” – che gli vengono sequestrati degli scritti, e siccome sa raccontare molto bene, anche se preferisce stili più immaginosi e visionari, lasciamo a lui, o meglio ad uno dei suoi “comunicati” il compito di chiarire i fatti dell’agosto 2001

” G8 SI G8 NO GLOBAL SI GLOBAL NO!

Chi ci capisce è bravo! “il black block” soddisfa tutti?…

Mi chiamo Annibale e chiedo al Consigliere Comunale Maurizio Pucci: che paese è questo?

La prego di fare iscrivere all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Comunale la seguente proposta con risposta scritta:

Perché lasciare sui muri queste scritte a caratteri cubitali: MAITRE CHEZ NOUS – ITALIE MERDE – NOUS SOMMES PAS ITALIENS – VDA LIBRE, che deturpano l’ambiente della Valle d’Aosta? Cancelliamole, se offensive, o custodiamole in un museo di follie.

Lo scrivente il 17 agosto 2001 è stato sorpreso dall’Ispettore di Polizia G. mentre attaccava un volantino bifacciale di “nonGlobal’ dal titolo: i VIOLENTI, scaricato da Internet, www.italy.indymedia.org.

Oltre al sequestro del materiale ed alla perquisizione, il sottoscritto è stato denunciato per reato di affissione illegale, giustamente divenuto un illecito amministrativo.

Come se non bastasse, il Procuratore di Aosta mi ha denunciato per “apologia di reato”, ovvero quello di istigazione a delinquere.

Come se non bastasse, recatomi subito dopo alla redazione de La Stampa per raccontare il fatto, dopo una pacata conversazione con l’articolista, fiducioso concedo mazza e tela al professionista. Non lo avessi mai fatto: martedì 21 agosto 01 leggo in prima pagina della Valle d’Aosta un marcato articolo chiaro e preciso che condivido, tranne il secondo e terzo rigo. Torno in redazione e verbalmente invito il capo redattore e l’articolista a regolare o a smentire la frase che sinceramente non ho pronunciato. Non è vero che ho raccontato con orgoglio l’ennesimo sequestro di manifesti ad opera della polizia! Era la prima volta. C’è sempre una prima volta.

Non solo ho rifiutato il diritto di difesa contro il provvedimento, ma non pretendo alcuno sconto di pena per non offendere la libertà di pensiero e la libertà di stampa finché ce lo consente il governo di destra.

Giusto!? Chi sbaglia paga, la legge non ammette ignoranza. Ma allora esigo la maturità e l’università per tutti, come la scuola dell’obbligo: una globalizzazione che condivido insieme a quella della giustizia sanitaria e alimentare, giusto come la intendeva Carlo Marx un secolo fa, e non alla “governo Fini-Berlusca” che si limitano solo a quella del mercato libero e capitalista ed offrono le vacanze pagate al giovane carabiniere che a Genova durante i tre giorni di inutile tragedia anti global, spara ad un altro ragazzo, mira e lo uccide…! Mi auguro che non ci sia mai la richiesta di un pareggio di conti, come in tutte le partite di pallone e di qui uno “spareggio” globale fino alla distruzione dell’umanità: parole di chi è stato pesantemente denunciato per istigazione a delinquere.

Le altre quattro pagine che mi sono state sequestrate sono come un cavallo di Troia custodito in caserma e in tribunale. Vanno interpretate e studiate, parola per parola in tutte le lingue, e poi farne teatro di cui il ricavato, fosse anche la metà anche di mille lire in euro, lo mandiamo a tutti gli anarchici che sono in prigione ingiustamente….

Farò un “macello” se il caso anarchico Annibale venisse archiviato dallo stesso tribunale che ha fatto di mia sorella, per un divorzio non consensuale, carne da porco a porte chiuse, risarcita con qualche lira per danni morali. Un gozzo amaro che l’avvocato difensore non vi perdonerà. Ecco perché controvoglia mi trovo in questa bella isola felice e da vecchio comunista di quelli che mangiavano i bambini e con la coda e le corna ammazzavano i preti, bruciavano le chiese, stufo di queste calunnie predicate dai pulpiti religiosi sono diventato anarchico.

Il Papa perdona tutti, criminali e non. Io NO!

Un bell’episodio: uno sconosciuto, evidentemente venuto a conoscenza dei fatti recenti aostani, mi ferma per strada e mi infila nelle tasche centomila lire e mi dice: questo è un acconto quale risarcimento dello stick di colla che la Polizia ti ha sequestrato, il resto per stampare manifesti anarchici a volontà, e si allontana con un cavallo metallizzato con targa tedesca.

Mi difenderò da solo anche con una scena muta. Commuterò mentalmente l’apologia di reato, improvvisando la “Moglie Ebrea e lo spione” cavallo di battaglia di Brecht, assai attuale sotto Fini Bossi Berlusca.

Avvocato! Lei sa più di me come funziona la giustizia in Italia. Allora perché tanto rumore per così poco! Per non lasciarla di pietra, le vengo incontro per studiare meglio il personaggio a distanza e per non intimidirla allego Pagine Gialle della scrittrice Maria Pia Simonetti.

 

Qualche giorno dopo infatti, su un altro periodico locale è uscito uno scritto di Maria Pia Simonetti:

APPELLO PER ANNIBALE

“Altro che Don Chisciotte e Mulini a Vento, io sono Hannibal l’irriducibile cacciatore di teste perché mi ci avete costretto. E non mi redimo finché giustizia è fatta. Sono e resto un brandello d’infausto teorema, in quanto non sono un caso umano, ma politico, che alberga tra diritti e doveri per un lieto fine”.

Non è la prima volta che cito questo autore poco conosciuto al grande pubblico, ma molto ricercato e seguito, ultimamente anche dalla polizia. Ho il piacere di essere nel suo indirizzario insieme ad altri valdostani che si occupano di teatro, letteratura e arti varie e di ricevere periodicamente i suoi testi: lettere, proclami, commedie, farse. Li leggo e li conservo sia perché è mia intenzione chiedere all’autore il permesso di farne un collage da mettere in scena, sia per sottoporli all’attenzione di altri scrittori e teatranti. C’è infatti in questi scritti un uso del linguaggio talvolta davvero straordinario, invenzioni lessicali che, se tradiscono l’autodidatta, rivelano un gusto inusitato per i suoni e le parole.

Da anni questo autore invia i suoi scritti, che spesso sono di denuncia e protesta piuttosto criptica, anche alle autorità politiche, religiose e giudiziarie, le quali protocollano e rispondono. Anche queste risposte, come in una allegra catena di sant’Antonio, vengono poi spedite a noi dell’indirizzario. Tutto il carteggio avviene quindi alla luce del sole.

In questi ultimi tempi Annibale non firma più i suoi pezzi con nome e cognome, come ha fatto per anni, ma con riconoscibilissimi pseudonimi, zio Hannibal Malatof, Anarchico Ferito e altri.

In una società civile, come la nostra certamente è per vari aspetti, a persone con il talento di Annibale dovrebbe essere data la possibilità di studiare, di creare, oltre che di lavorare per sopravvivere; invece la sua condizione, che in origine era quella dignitosa di operaio, è andata via via marginalizzandosi. Ritrovarlo sulle pagine della Gazzetta, nella cronaca, in veste di perquisito nell’ambito delle presunte recrudescenze anarco-rivoluzionarie, mi è sembrato un segnale bruttissimo. Di delinquenti ce n’è già tanti, anche in posti di potere, che non mi sembra sensato produrne di nuovi. Emarginare, misconoscere, perseguire, sono tutti modi efficaci per aumentare disagi e tensioni.

Di autodidatti marginali la storia del teatro è ricca, basti citare Jean Genet.

Spero che Aosta – cittadini e autorità – sappia sottrarsi a logiche burocraticopersecutorie e che Annibale possa essere citato con nome e cognome nelle pagine della cultura e non in cronaca, con le sole iniziali, o nemmeno quelle. Perché non è “un caso umano, ma politico, che alberga tra diritti e doveri per un lieto fine”.

Annibale dunque allega l’articolo di Maria Pia Simonetti al suo comunicato e così lo conclude:

Autorità:

Preciso che non intendo fare la fine dell’anarchico Pinelli o di quell’abitante della Carmel Valley, ucciso da un meccanismo che aveva inventato lui stesso, tratto da un “Taccuino di un vecchio porco” di Charles Bukowski né tanto meno la fine del professore Vichi che indagava anche sul tipo di esplosivo adoperato per eliminare il Giudice Selis, vedi la sua fine ingloriosa sulla quale non si è mai saputo più niente…

Questo è il paese dei “misteri ministeriati” da una parte, Toro seduto/a, dall’altra, insieme alla Bugiarda di Piazza Chanoux che una volta mi ha detto: “Hannibal bada come parli e come scrivi perché anche La Stampa ha dei buoni avvocati’. Questa è la riprova che c’è più omertà in Valle d’Aosta che in Calabria.

Una volta ho scritto per La Stampa un romanzo giallo di quaranta righe come vuole il regolamento, ma La Stampa “ascolta la voce del vento” e non mi ha “cagato”. Dopo di allora ho scritto anche “Pagine amare”.

Paradosso di un anarchico: durante la requisizione /perquisizione del materiale stampato, ho trovato persone corrette, preparate e intelligenti più in POLIZIA che nella redazione della Bugiarda locale.

Dopo 35 anni di battaglia e indagini chiedo al Signor Questore di Aosta, senza preamboli, il rinnovo del mio passaporto rilasciato dal Questore di Torino nel 1966 da incensurato, così mi levo dai piedi prima.

La vicenda del 17 agosto si conclude proprio con un lieto fine. Il 20 settembre 2001 il Pubblico Ministero deposita la richiesta di archiviazione. L’8 febbraio 2002 il Giudice per le Indagini Preliminari deposita il decreto di archiviazione “ritenuta l’infondatezza della notitia criminis, non risultando alcun elemento idoneo a sostenere l’accusa in giudizio, per le stessa ragioni già allegate dal P.M. nella sua richiesta di archiviazione”. Il GIP ordina inoltre “la restituzione all’avente diritto di quanto sequestrato”.

Annibale Molinaro, abbiamo visto, non è uno qualsiasi. È uno scrittore. Un autore che si sceglie di volta in volta il suo pubblico selezionato. Diamogli nuovamente la parola e leggiamo la lettera casualmente sequestrata e poi dissequestrata.

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